Capitolo 6 - L'autoformazione
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“Se sei un campione,
devi reagire da campione”
Ambrogio Fogar
Parafrasando un celebre motto latino, possiamo dire che, mai come oggi, “ognuno è artefice del proprio apprendimento”. Ognuno di noi è chiamato a governare in prima persona la nave della propria crescita personale e professionale perché sono sempre più rare le occasioni in cui qualcuno ci offre gratuitamente la partecipazione a corsi di formazione o ci fa da mentore disinteressato.
Il processo di sviluppo di un adulto deve essere dunque autodiretto ed incentrato su dimensioni psicologiche importanti almeno quanto le capacità cognitive di memorizzazione ed elaborazione.
L’autostima, la duttilità mentale e la capacità progettuale, ad esempio, rappresentano oggi il grado di fertilità del “terreno formativo” di un individuo, in funzione del quale i semi della conoscenza produrranno o meno i loro buoni frutti.
Se al mio sapere manca una visione prospettica, vale a dire che non ho la capacità di collegare un percorso di studi od una specializzazione ad un progetto professionale, le conoscenze acquisite rischiano di rimanere confinate all’interno di una cultura fine a se stessa.
Oggi nessuno può permettersi di “sbagliare” la scelta di un percorso di studi, di una specializzazione, di un master o di un corso di aggiornamento. Oltre a rischiare di rimanere tagliati fuori dal mercato, si può incorre in frustrazioni e demotivazione nel momento in cui sentiamo di aver perso tempo e anche soldi, naturalmente. Il tempo va considerato sempre più un valore assoluto di vita, perché perdere tempo equivale a perdere vita. Bisogna quindi saper distinguere attentamente il piacere della cultura svincolato da finalizzazioni professionali, dalla scelta dell’investimento formativo il cui ritorno atteso è legato proprio alla personale realizzazione sul lavoro. Un assioma da tener presente è che la qualità del lavoro è/sarà il presupposto della qualità della vita.
A tale proposito, assume un’importanza fondamentale la funzione dell’orientamento:
“Orientare, etimologicamente, vuol dire indicare tra le varie vie percorribili o direzioni, quella che è più conveniente per raggiungere una determinata meta…Nel caso dello studente che sta per prendere una decisione tra varie possibilità di scelta, orientare non vuole solo dire indicare un cammino per una meta, ma aiutare a scegliere, dandogli i mezzi per percorrere il cammino indicato, in modo che sia lui a decidere responsabilmente di avviarsi o no verso la meta indicata. Ecco perché l’orientamento non può che collocarsi nell’ambito dell’educazione: si tratta di mettere l’individuo in grado di fare scelte responsabili e di vivere coerentemente ad esse”[1].
Ogni attività educativa, quindi, è anche attività orientativa e viceversa.
Nella complessità dell’attuale mercato del lavoro, l’orientamento efficace intreccia i risultati e le esperienze di un curriculum con i cicli della vita di una persona, offrendole la possibilità di reindirizzare le strategie di decisione ed azione in funzione delle specifiche esigenze.
Tuttavia, nel labirinto sempre più intricato delle possibili opzioni formative e/o lavorative, ognuno di noi può trovarsi di fronte il Minotauro della scelta sbagliata: o lo si affronta con il coraggio di sapersi riconvertire, di acquisire nuove competenze e rimettersi prontamente in gioco oppure si soccombe.
[1] Viglietti, M., “Orientamento. Una modalità educativa permanente”, S.E.I., Torino, 1989